Salvatore Comminiello

404.07 / Salvatore Comminiello. Trame, tracce, tragitti

mostra a cura di Donato Faruolo
con il patrocinio della Provincia di Potenza
e del Consiglio regionale della Basilicata

10 gennaio — 27 febbraio 2026
Pinacoteca provinciale di Potenza
via Lazio 8, Potenza

Trame, tracce, tragitti è la mostra personale di Salvatore Comminiello allestita presso la Pinacoteca provinciale di Potenza. A distanza di circa dieci anni dalla sua ultima mostra antologica in città, il progetto propone un percorso espositivo che consente di entrare in contatto con la produzione più recente dell’artista e con un discorso critico ed esperienziale inedito.

Salvatore Comminiello, in decenni di carriera artistica, ha sviluppato un linguaggio di assoluta peculiarità e riconoscibilità, con l’invenzione di una tecnica specifica che mescola la pittura tradizionale, il bassorilievo con materiali plastici moderni, e l’alto senso della decorazione come testimone delle tracce che una cultura lascia nel proprio transito attraverso la storia. Nel quadro, inteso come campo di forze in dialogo, si sovrappongono per strati archeologici impressioni, segni, graffi, escrescenze, che offrono l’opportunità di un viaggio transtorico e transculturale.

In mostra sono presentati brani delle serie più recenti dedicate al Cosmo e al Giardino, entrambe pervase di luce, con un bianco che attraversa ogni opera facendosi di volta in volta cornice, sfondo, elemento a rilievo. Un bianco che ricorda quella fase intermedia dell’iconografia russa, intorno al XV-XVI secolo, a metà tra la Seconda Roma (Bisanzio) e la Terza Roma (la Mosca imperiale). L’immagine sacra rinuncia alla trascendenza e all’assolutezza dell’oro per un più frugale e radicale uso del bianco come spazio di soglia, di sospensione, di silenzio.

404.07 / Salvatore Comminiello. Trame, tracce, tragitti

Donato Faruolo, Curatore della mostra

Esiste una dimensione del “decoro” che, a dispetto del moderno processo di rimozione e sterilizzazione, parla un linguaggio di densità e profondità antropologiche inattese. È quindi una dimensione non propriamente inedita, eppure paradossalmente e inaspettatamente, di nuovo, nuova, che niente ha a che fare con l’orpello, l’inutile, l’arbitrario. Un senso del nuovo che riemerge forse da ciò che abbiamo creduto desueto per conformismo, per pigrizia intellettuale

Nessun dolore…!

Aniello Ertico, Presidente di Porta Cœli Foundation

Mi sono convinto che la produzione artistica di Salvatore Comminiello, tra le altre possibili letture, offra uno spunto audace in chiave psicosociale. Una risposta inconscia alla sindrome algofobica che sembra connotare i nostri tempi, suggerendo il patetico tentativo umano di fuggire qualsivoglia forma di dolore al prezzo di evitamenti, negazioni e anestesie del corpo e della coscienza.
Insomma, tutto pur di non soffrire neppure della sofferenza da minimo sindacale che spetta ai vivi.