opera di Marcello Mantegazza

Amministrare i processi culturali: un virtuoso esercizio di delega

Maria Felicia Bello
Sindaco di Armento

 

Da circa un anno, con piena consapevolezza, a partire dalla pianificazione di interventi integrati, la comunità di Armento sperimenta graduali e costanti approdi alla ricerca culturale. Non si tratta semplicemente di realizzare opportunità variegate di accesso e di fruizione alla produzione culturale quanto, piuttosto, di rinunciare a una visione della cultura che si accomoda sulla consuetudine di realizzare eventi che hanno il retrogusto del mero intrattenimento.

Come Amministrazione comunale, infatti, senza abdicare a una radicata identità intorno alla quale è sempre necessario favorire il protagonismo e la libera espressione dei fenomeni associazionistici locali, abbiamo piacevolmente abbracciato l’idea di incrociare percorsi sistemici avanzati che sappiano riformulare le istanze di una comunità e tradurle in occasioni frequenti di sperimentazione, di ricucitura del passato a un presente creativo ed emancipato atto a porre le migliori condizioni per un futuro che non sia semplicemente resistenza ma tempo di protagonismo.

Armento, come tutte le aree interne d’Italia, è chiamata a riconoscersi in possibili vocazioni mai ancora pienamente sperimentate e a cimentarsi con pratiche virtuose. Tra queste, mi sembra significativo e fruttuoso l’approccio di affidamento al sistema dell’arte, ai suoi operatori che sono capaci di delineare nuovi orizzonti che sfuggirebbero altrimenti allo sguardo poco avvezzo di chi immagina che il governo di un luogo possa fare a meno del diritto alla cura dell’umanesimo. Curare è certamente ascoltare ma anche accogliere l’inedito come risorsa e sperimentare le reazioni dei cittadini al cospetto di proposte solitamente tipiche delle grandi capitali. 

La tappa “404.05” del programma per l’arte contemporanea di Porta Cœli Foundation, curato da Donato Faruolo nell’ambito del più complessivo impegno della Fondazione nella produzione di offerte culturali di rilievo nazionale, approda ad Armento con questo spirito e con queste direttrici: risultato di una delega, di un affidamento agli artisti e agli operatori culturali che l’Amministrazione e la comunità di Armento attuano con la certezza di poter in loro trovare interlocutori illuminati. Amministrare i processi culturali oggi vuol dire approcciarsi con la curiosità dei bambini e l’umiltà dei saggi che, difronte alla vastità, ancora sanno meravigliarsi. Loro. Persistenze dell’oro nel contemporaneo è occasione per sondare una vastità che accoglie la produzione di ben nove artisti convocati a sviluppare una proposta in cui Armento non è solo scenografia ma topos: dimensione per una possibile contemporanea dialettica in evoluzione.